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Lecce - Nardò

LECCE – NARDO’

L’ARTE BAROCCA DAL XVI AL XVII SECOLO

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Lecce e   Nardò due centri accomunati da un grande sviluppo dell’architettura sacra sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Se Lecce può vantare grandi figure di architetti-scultori che hanno dato il loro apporto progettuale e immaginifico nella riproposizione localistica di uno stile che si era imposto a Napoli – capitale del vice-regno spagnolo – Nardò non è da meno con la genialità di tre grandi personalità che non solo riprendono l’esempio leccese ma per certi versi lo anticipano basti pensare al clamoroso esempio della facciata di San Domenico vero e proprio esordio del barocco salentino dovuto all’inventiva di Giovan Maria Tarantino.

Del barocco leccese molto è stato detto e scritto: a partire dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso si sono poste le basi per la sua conoscenza e   rivalutazione. Fino a quel momento la posizione geografica marginale, a sud del sud, aveva contribuito a ignorare o peggio disconoscere una forma artistica che non soltanto s’inseriva a pieno titolo nell’ambito del fenomeno artistico che da Roma aveva contagiato Napoli, ma che spiccava per originalità e unicità grazie alle caratteristiche dei materiali usati - pietra leccese e carparo – che hanno consentito di realizzare una sorta di effimero pietrificato.

L’idea di creare un raccordo visivo tra il barocco di Lecce e Nardò non è casuale diversi i motivi che spingono ad una assimilazione reciproca: da una illustre famiglia di Nardò nasce nel 1687 quel Mauro Manieri protagonista della fase più eclatante del barocco di Lecce nonché artefice della facciata del Duomo di Taranto mentre al figlio Emanuele sono attribuite le più prestigiose residenze signorili del ‘700. Chiamato da Napoli l’architetto – pittore Ferdinando Sanfelice proietta Nardò nell’epopea barocca: il suo estro creativo è attestato dalla chiesa della Purità che riprende il maniera fortemente innovativa l’alternanza concavo-convesso sperimentata con successo nella chiesa di San Matteo a Lecce.

L’opera di queste grandi personalità artistiche la si percepisce nella piazza di Nardò che documenta la transizione dalla fase tardo rinascimentale a quella tardo barocca. Nessun altro luogo del Salento può esprimere meglio o in modo più efficace questo passaggio epocale la cui percezione visiva è data dal Sedile di fine ‘500, dal settecentesco Palazzo di Città e dalla Guglia dell’Immacolata che è l’ideale fulcro di questo straordinario spazio urbano.

(Scheda curata dal Dr. Giuliano Rizzo Uff. Promozione Turistica – Comune di Nardò)

Cenni storici

Nardò ebbe origine fra XI / IX secolo a.C. da un insediamento di Messapi: popolo giunto in Puglia dall'Illiria (Dalmazia). L'importanza dell'antico centro messapico di Nardò è suffragata dalla cosiddetta Mappa di Soleto: un frammento archeologico del V secolo a.C. in cui compare il perimetro stilizzato del Salento con 13 nomi di città tra cui Nardò ( NAP in messapico). La conquista romana risale alla metà del III secolo a.C. e un frammento di statua romana è conservato presso la Biblioteca Comunale. Nei secoli che vanno dal VI all'XI la presenza bizantina lascia tracce profonde e i monaci sfuggiti alle persecuzioni iconoclaste vengono accolti anche a Nardò dove fondano la Chiesa di S. Maria de Neritono il cui perimetro si può ancora oggi vedere sotto l'attuale Cattedrale. Con l'avvento dei normanni Nardò viene concessa al Conte Goffredo di Conversano.

La città sarà poi schierata dalla parte degli svevi fino alla reggenza di Manfredi e per questo nel 1255 subirà l'attacco e la conquista angioina. Nel 1271 il conte Simone gentile sarà decapitato in piazza per aver ordito una congiura contro gli angioini. Nel 1484 la Repubblica Veneta dopo essersi impadronita di Otranto e Gallipoli conquista Nardò che non è militarmente attrezzata per resistere. Dal 1497 Nardò viene infeudata dagli Acquaviva di Conversano ed elevata a ducato. Tra gli Acquaviva si ricorda per le sue doti di umanista e mecenate il duca Belisario.

Agli inizi del'500 l'instaurazione del dominio spagnolo che si caratterizza, qui come in tutto il meridione, per un fisco oppressivo tanto da produrre un secolo dopo nel 1647 la rivolta che prende il nome dal suo principale artefice Masaniello. Epica la sollevazione anti-spagnola di Nardò che costringe il duca filo-spagnolo Gerolamo Acquaviva ad abbandonare la città in mano ai rivoltosi. Approfittando dell'assassinio di Masaniello e dello sfaldarsi dell'opposizione anti-spagnola Gerolamo Acquaviva (noto coll'appellativo di Guercio di Puglia) convince i neretini a deporre le armi con la promessa di non compiere atti di ritorsione. Smentendo se stesso il duca procederà alla rappresaglia con esecuzioni sommarie di chi riteneva potesse aver capeggiato la sommossa: fra i tanti verrà assassinato anche il barone Pietro Sambiasi. Gli Acquaviva protrarranno il loro dominio feudale fino al 1806.

A metà ottocento l'espansione oltre le mura medievali con l'interramento del fossato del Castello, e la realizzazione della via extra-murale. La legislazione eversiva della feudalità voluta dal potere napoleonico non fece cessare, in sostanza, il dominio feudale: questo spiega il perché ancora nell'aprile 1920 Nardò tornò a ribellarsi con braccianti, muratori e artigiani schierati contro lo strapotere dei latifondisti. Anche in questa occasione la rivolta fu repressa dall'arrivo dell'esercito regio dotato di autoblindato per sfondare la barricata eretta all'ingresso della città sulla via per Lecce. La sconfitta del movimento contadino anticipa di poco l'avvento del fascismo e dunque il perpetuarsi di sottosviluppo e repressione. Appena 30 anni dopo – superato il tragico ventennio fascista – la protesta dei braccianti a Nardò torna a farsi sentire con l'occupazione delle terre incolte dell'Arneo ( area ai confini tra Nardò e Taranto ). Questa volta è lo Stato democratico a muovere guerra contro i contadini costretti – è il caso di dirlo – alla macchia: quella fitta e folta d'Arneo, per sfuggire alla repressione. Ma da quelle lotte questa volta scaturì la cosiddetta legge stralcio: ovvero il primo concreto atto di riforma agraria con cui si arginava lo strapotere dei latifondisti.

( Scheda curata dal Dr. Giuliano Rizzo – Ufficio U.R.P. - Comune di Nardò )

Porto Selvaggio

pdfporto_selvaggio_pDf_sfondi.pdf3.45 MB14/11/2016, 16:28

pdfpdfTHE_NATURAL_PARK_OF_PORTO_SELVAGGIO.pdf3.33 MB14/11/2016, 16:29

PORTO SELVAGGIO

premessa

Il valore ambientale e la bellezza paesaggistica di Porto Selvaggio era stata riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione con decreto del 20 febbraio 1968. Nel 1975 la prof. Cecilia Santoro Lezzi docente all'Università di Lecce lanciò per prima l'allarme sul rischio lottizzazione di Porto Selvaggio. All'epoca l'area (circa 250 ettari) era proprietà del barone Angelo Fumarola che aveva presentato al Comune di Nardò un progetto di lottizzazione. Il progetto veniva presentato come strumento di sviluppo turistico e di occupazione nell'edilizia. Una parte dell'opinione pubblica di Nardò e del Salento, più lungimirante e sensibile alla salvaguardia dell'ambiente, manifestò contro il progetto che pur essendo approvato dalla Giunta dell'epoca (1979) fu bloccato dal Consiglio Regionale che optò per la destinazione a “Parco naturale di Porto Selvaggio” (L.R. n°21/1980).

La decisione scaturiva dalla considerazione che negli anni 1952/54 il Corpo Forestale dello Stato aveva rimboschito con fondi pubblici 102 ettari facenti parte dell'area di proprietà del barone Angelo Fumarola il quale in seguito (05/03/1972) aveva sottoscritto l'impegno “a non effettuare insediamenti turistici nei terreni rimboschiti”.

descrizione

Il parco è stato istituito ufficialmente con la legge regionale n.21 del 1980 che ha inteso salvaguardare 424 ettari di cui 230 di pineta impiantata agli inizi degli anni'50 dal Corpo Forestale dello Stato. Questo il nucleo iniziale dell'area salvaguardata dalla suddetta legge istitutiva: il perimetro è compreso tra la Masseria Madonna dell'Alto ed il promontorio di Torre dell'Alto (a nord della frazione balneare di S. Caterina), la strada litoranea che da Villa Tafuri giunge fino alla Masseria Torre Nova grazie all'apertura di apposita bretella di collegamento con la strada Brusca. Attualmente riunifica in un unica area il parco naturale attrezzato del 1980 e l'area naturale protetta della Palude del Capitano, già classificata dalla L.R. n.19 del 1997, un rilevante fenomeno carsico rappresentato da varie risorgive a forma di dolina colme di acqua salmastra, localmente dette spunnulate, che presentano una caratteristica vegetazione igrofila a Ruppia. L'area del Parco comprende 3 siti di interesse comunitario (SIC): Torre Uluzzo, Torre Inserraglio e Palude del Capitano nonché altre aree di interesse archeologico e paleontologico. La gestione del parco è affidata ai sensi della L.R. n.06 del 2006 al Comune di Nardò.

L'area originaria del Parco – quello istituito dalla legge del 1980 - è investita prevalentemente da conifere insediate su terreno calcareo poco profondo e a tratti roccioso; le scelte del rimboschimento sono da collegarsi oltre che alle citate caratteristiche geomorfologiche, al clima tipicamente mediterraneo – con siccità estiva prolungata e piogge autunno-invernali intense – a cui si adatta il pino d'Aleppo, albero particolarmente indicato per il rimboschimento di ambienti sterili litoranei nei quali anche la macchia a stento riesce a svilupparsi. Lungo i viali tagliafuoco che solcano la pineta troviamo numerosi esemplari di cipresso comune, mentre in prossimità della costa l'acacia protegge la pineta dalla salsedine portata dai forti venti marini. Sporadicamente s'incontrano anche esemplari di eucalipto, tamerice, pino domestico e leccio. Concomitante alla crescita della pineta si è sviluppata la macchia composta di piante arbustive sempreverdi anch'esse adatte a sopportare la siccità estiva.

In prevalenza lentisco (cespuglio a forma di cupola con il fogliame lucido e le bacche rossastre); il mirto (pianta aromatica con foglie ovali di un verde brillante); l'olivastro (olivo inselvatichito che si presenta spinescente e anche in forma cespugliosa); il cisto marino ( con rami e foglie vischiosi e fiori bianchi). Si tratta di piante che possiedono foglie coriacee, lucide, protette da una epidermide robusta praticamente impermeabile; oppure con foglie ridottissime, talora trasformate in spine per ridurre al minimo le perdite di acqua. Associata alla macchia una interessante vegetazione spontanea formata da asparago selvatico, timo dal forte odore aromatico, salvia, menta selvatica, luppolo, iris, malva, narciso invernale, ginestra spinosa, orchidea selvatica, e numerosi altri esemplari di una variegata flora.

LE TORRI COSTIERE Lungo i 7 chilometri di costa del Parco (tra la periferia nord di S. Caterina e la Palude del Capitano ) sorgono 3 torri di vedetta, da sud a nord: Torredell'Alto, Torre Uluzzo e Torre Inserraglio a queste si potrebbero aggiungere anche le due torri affiancate che costituiscono la Masseria di Torre Nova . Le torri erano un presidio della costa resosi necessario dopo che la presa di Otranto (luglio 1480) aveva messo in crisi il sistema difensivo medievale della città e reso urgente e indifferibile l'ammodernamento delle fortificazioni soprattutto lungo la fascia costiera. Nel 1532/35 Carlo V d'Asburgo decide di attuare un piano straordinario di difesa ordinando al viceré don Pedro da Toledo l'ammodernamento e potenziamento dei castelli di Otranto e Lecce e la costruzione di nuove torri costiere una in vista dell'altra posizionate strategicamente, in primo luogo per poter vedere il nemico che veniva da lontano. Strettamente collegate alle torri costiere le masserie fortificate che, come nel caso di Torre Nova, si sviluppano a partire da un nucleo originario costituito da una Torre d'avvistamento. La costruzione e manutenzione di una torre costiera gravava sui centri abitati situati nel raggio di 12 miglia (circa 19 Km.) dalla costa: questa era la fascia che poteva essere percorsa dagli assalitori a cavallo. Durante una incursione i pirati attaccavano quasi sempre dopo il tramonto e tentavano di ripartire all'alba. Pertanto il tempo a disposizione per razziare persone e cose era al massimo di sei ore. La rapidità di queste scorrerie spiega il perché si usassero accorgimenti architettonici come muri di cinta molto alti ( nelle masserie ) botole di collegamento con il piano superiore (nelle torri) e caditoie in asse su porte e finestre o sui punti di passaggio obbligato. Il corpo compatto, a base quadrata con mura scarpate come nel caso di Torre dell'Alto è comune ai sistemi difensivi adottati nei castelli.

( Scheda curata da Dr. Giuliano Rizzo Ufficio U.R.P. - Comune di Nardò )

Ville delle Cenate

pdfville_cenate_ultima_versione_power_point_pdf.pdf3.48 MB14/11/2016, 16:25

pdfville_cenate_inglese_power_point_sre.pdf2.37 MB14/11/2016, 16:22

Le Ville delle Cenate

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Villa De Michele (già Saetta) 1892

Si caratterizza per un torrino centrale: un vistoso vano belvedere con apertura trifora. L'andamento del prospetto principale è concavo mentre quello secondario è convesso. La decorazione parietale è affidata a mattoncini bicolore disposti per fasce verticali. L'incorniciatura delle finestre è affidata a stilemi neogotici dalla accentuata verticalità in accordo con la slanciata loggia superiore in stile arabeggiante. Il portone d'ingresso ha una decorazione analoga a quella delle finestre con colonnine laterali dal capitello eclettico.

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Villa Caputo (già Vaglio-Massa)

Realizzata sul finire dell'800 si presenta più come un grande palazzo urbano che non come una villa di campagna. L'edificio (cui si accede attraverso un'imponente scalinata) dal colore rosso è interrotto simmetricamente dalle cornici in pietra leccese, da finestre e balconi sovrastati da timpani.

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Villa del Vescovo 1755-1838

Destinata ad essere sede estiva del Vescovo di Nardò. Lo stile di questa costruzione è neoclassico: timpani triangolari sulle finestre del piano superiore e cornicione a mensole che è un tipico motivo classico riproposto anche nei palazzi rinascimentali. Elementi barocchi riscontrabili nelle esuberanti decorazioni sotto le finestre del piano terra. Prospetto suddiviso da paraste con capitelli.

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Villa De Martino (già Caroli)

Inizi'900 poi ristrutturata nel 1950 dall'Ing. Francesco Caroli . Prospetto suddiviso da paraste e colonne in stile liberty.

Villa Venturi (già Personé)

Stile manierista 1910. Scenografica scalinata d'accesso ; prospetto che si caratterizza per una trifora che, pur reinterpretando l'apertura ad arco (serliana), viene scandita verticalmente da 4 paraste dai capitelli eclettici. Fasce orizzontali emergenti nel basamento e paraste scanalate con capitello eclettico a fogliame che mettono in risalto gli elementi Aggettanti dei rispettivi prospetti e delimitanti verticalmente le suddivisioni verticali del piano nobile.

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Villa De Mitri (già Zuccaro)

Datata 1920 è caratterizzata da una loggetta a trifora che evidenzia l'ingresso. Tale loggia è posta in modo asimmetrico rispetto all'intera facciata. Si accede tramite due rampe di scale e le finestre risultano incorniciate da decorazioni a motivi floreali che vengono riproposti anche nei capitelli delle esili colonne.

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Villa De Benedittis (già Villa Cristina dei Personé)

Realizzata tra il 1920-30 è una delle massime espressioni dello stile eclettico che caratterizza gran parte delle ville sorte all'inizio del'900. Il suo scenografico prospetto è una sintesi di elementi manieristi, decorazioni orientaleggianti in cui domina la linea curva come nelle due suggestive scalinate che confluiscono verso la loggia con trifora. Evidente lo stile moresco delle finestre del primo piano.

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Villa Fonte (già Muci)

Del 1896 è dotata di un portico voltato che funge da tramite al modesto ingresso. Il portico si caratterizza per le semicolonne binate concluse da capitelli di ordine ionico.

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Villa del Prete

A caratterizzare questa costruzione del 1912 è una torre angolare quadrata con una cupoletta d'impronta islamica che affianca in modo asimmetrico il lato destro del prospetto principale.

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Villa Giulio (già Zuccaro)

Opera della 2° metà dell'800. Una loggia centrale ripartita da tre archi a tutto sesto su colonne con capitello composito, evidenziata dal lieve aggetto dei due corpi laterali costituisce l'elemento di spicco del prospetto principale. Il prospetto posteriore, antistante la strada per S.Caterina, si caratterizza per una superficie bugnata interrotta da finestre con arco a tutto sesto che contiene una bifora in cui la centrale reca lo stemma dell'originario proprietario on. Giovanni Zuccaro.

Villa Taverna

Risale al 1780, fu acquistata nel 1835 dai Manieri-Elia e ora appartiene alla famiglia Onorato. Ingresso sulla facciata principale con portale a sesto ribassato le cui modanature si prolungano negli stipiti. La finestra che sovrasta il portale è affiancata da due finestre racchiuse da una doppia cornice terminante in basso con volute rivolte verso l'interno e poggianti su un cornicione. Cartigli e volute a conclusione della parte bassa delle finestre.

Palazzi di Nardò

pdfPalazzi_di_Nardò_ita__pdf.pdf1.83 MB14/11/2016, 16:32

Palazzi di Nardò

premessa

La realizzazione dei palazzi baronali risponde in primis ad una volontà di auto-rappresentazione da parte dell'aristocrazia, disposta a impegnarsi in investimenti esorbitanti che spesso portano al collasso finanziario.

Lo sviluppo di questa architettura non scaturisce, perciò, da una congiuntura economica favorevole ma è il segno più eclatante di una classe possidente autoreferenziale, molto più attenta all'esteriorità che non all'investimento produttivo.

I palazzi neretini si possono collocare in un arco temporale compreso tra metà Ottocento e inizi Novecento: è in quest'epoca che avviene la trasformazione o il rifacimento di edifici del periodo barocco (XVII-XVIII sec.). L'impostazione compositiva e la decorazione delle facciate testimoniano quasi sempre di uno stile neoclassico che si caratterizza per sobrietà e linearità. Nell'insieme questi palazzi sono accomunati da una decorazione basata sul bugnato che s'infittisce al piano terra dove segue la verticalità delle paraste ed incornicia piedritti e arco a tutto sesto dell'ingresso principale. A volte si fa uso d'imponenti colonne che affiancano il portale principale ma che possono anche essere collocate sul vano del balcone, come nel caso dell'ex-palazzo Saetta (in piazza S. Matteo). Le facciate sono nobilitate da timpani triangolari e/o curvilinei. Un elemento marcapiano sottolinea la spartizione degli ordini mentre alla sommità della facciata troviamo l'incorniciatura più o meno sporgente sostenuta da mensole.

ITINERARIO

Palazzo CAPUTO (già Tafuri) via S. Lucia, 1

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Progettato (1902) dall'ing. Antonio Tafuri in stile neoclassico. Il prospetto esprime misura, proporzioni, eleganza e sobrietà di linee; è abbellito da paraste, frontoni curvilinei sulle finestre del primo piano tra cui quello centrale esibisce lo stemma gentilizio. Una coppia di colonne su piedistalli enfatizzano l'accesso al palazzo.

Palazzo PERSONE ' via Lata, 33/35

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Imponente la mole di questa residenza aristocratica dei baroni Personè che occupa un intero isolato di fronte alla chiesa di S. Giuseppe. La facciata si caratterizza per le aperture del piano superiore, abbellite dal consueto frontone triangolare neoclassico. Colonne dai fusti lisci evidenziano i due portali d'accesso .

Palazzo Zuccaro (già De' Pandi) via De' Pandi, 37

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Datato 1878, occupa l' intero isolato tra la chiesa di S. Giuseppe e la Cappella di San Lorenzo. Da notare l'elegante galleria che oltrepassa la sede stradale e i doccioni zoomorfi scolpiti alla maniera tardo-barocca.

Palazzo Romano-Personè via Don Minzoni, 63

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1905 Stile neoclassico, ingentilito sui due piani da bugnato più incavato al piano terreno. La simmetria nel disporre le finestre è resa più incisiva dalla corrispondenza tra arco d'ingresso a tutto sesto e frontone curvilineo del balcone centrale. Da notare inusuale soluzione delle paraste scanalate al piano superiore concluso da un cornicione molto pronunciato.

Palazzo Fonte-Papadia (già Zuccaro-Antico) corso Galliano, 12

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Sorto nel 1892, fu progettato dall'Ing. Quintino Tarantino in stile eclettico. Al pian terreno il consueto rivestimento a bugnato che va ad incorniciare anche le finestre del piano nobile, tra cui la bifora posta nello scomparto centrale. Il cornicione aggettante è preceduto da fregio e marcapiano. Ulteriore nota eclettica la coppia di leoni accovacciati, al centro, nel punto più alto del prospetto.

Palazzo Tarantino via Roma , 20

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1920 Spiccano gli elementi decorativi floreali sapientemente distribuiti sulla trabeazione di finestre e sulle mensole del cornicione marcapiano. La simmetrica disposizione delle aperture e il bugnato delle paraste al pianterreno attestano uno stile neoclassico che si avvale di soluzioni innovative come quelle adottate nello scomparto centrale, dove i piedritti del portale sono arricchiti da una inusuale decorazione mentre, al piano superiore, si fa notare la doppia porta finestra.

Palazzo Vaglio (già Muci) via Roma, 16

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Costruito a fine Ottocento, adotta soluzioni decorative eclettiche, in analogia con quanto già sperimentato nello scomparto centrale del palazzo Fonte-Papadia e del vicino palazzo Tarantino. Rivestimento a bugnato su entrambi i piani, paraste che affiancano le aperture e che trovano un elemento di continuità nella curvatura a tutto sesto e nei sottostanti archetti convergenti al centro sul balcone. Unica costruzione ad essere arretrata rispetto alla sede stradale grazie alla presenza di un ampio giardino.

Palazzo Muci-Fonte (già Chiodo) via Lata, 71

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Se la costruzione attuale è d'inizio Novecento, le origini di questo palazzo sono seicentesche. Il pianterreno è movimentato da un bugnato che si distende in orizzontale fino a convergere sulle lunette delle finestre. L'ingresso del palazzo di proprietà Fonte è abbellito da coppie di colonne tra paraste; l'arco a tutto sesto ripropone lo stesso motivo delle colonne. Le finestre del piano nobile, decorate con una valva, sono impostate secondo canoni stilistici tardo-rinascimentali.

Palazzo Calabrese (già Saetta) Piazza S. Matteo, 9

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Di modesta fattura, questo palazzo risalente a metà Ottocento si fa notare per una loggia con due colonne addossate ad un arco a tutto sesto in asse con analogo arco finestrato all'interno.

Palazzo Zuccaro (già Dell'Abate) via Angelo delle Masse, 10

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Mirabile ed unico esempio di palazzo barocco con prospetto su tre lati disposti ad angolo retto. L'intera facciata è percorsa al primo piano da un balcone dotato di elegante balaustra, mentre i sottostanti archi ribassati trilobati del pianterreno e le lunette decorate al primo piano appartengono al tipico armamentario decorativo barocco. Per quanto sopra, si può ragionevolmente parlare di un '0pera compresa tra fine Seicento ed inizio Settecento.

Purtroppo scarsamente notato per la posizione appartata e per il perdurare di una deprecabile situazione di abbandono.

Palazzo Fonte (già Tafuri-Sangiovanni) via G.B. Tafuri, 42

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Edificio di fine '800, ripete nella facciata schemi decorativi tipici dello stile neoclassico quali il bugnato, che incornicia il portale d'ingresso a tutto sesto ed evidenzia le paraste, e la simmetrica corrispondenza di aperture al piano terra con quelle al piano superiore.

Palazzo Giulio (già Zuccaro) via G. Zuccaro, 24

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Opera del tardo Ottocento trae beneficio in termini di visibilità, assieme al contiguo palazzo Mera, dal trovarsi a fronteggiare il complesso monastico di Santa Chiara. Sobrietà e linearità sono i tratti distintivi del prospetto. All'interno ampio cortile, concluso da una triade di archi a tutto sesto che danno accesso allo scalone d'accesso al piano nobile e al giardino.

Palazzo Mera (già Tafuri) via G. Zuccaro, 36

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L'attuale versione dell'opera è di fine Ottocento. Gli elementi decorativi, principalmente il bugnato e l'unico frontone triangolare al primo piano, riconducono la costruzione allo stile neoclassico. Il palazzo si conclude con una serrata sequenza di mensole a sostegno di un cornicione aggettante.

Palazzo Colosso Piazza Repubblica n.7

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Ampia ed imponente costruzione del 1892 in stile neoclassico progettata da Quintino Tarantino. Coerente con gli schemi decorativi neoclassici il bugnato posto al piano terra, la simmetria delle finestre corredate al primo piano da frontoni triangolari . Molto ampio e scenografico l'atrio, quasi a voler compensare l'eccessiva sobrietà dell'esterno.

Scheda curata dal Dr. Giuliano Rizzo (Uffico U.R.P. Comune di Nardò)

La Masseria fortificata

La Masseria Fortificata

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Premessa

Il termine masseria è riconducibile al latino massa con cui si voleva significare il blocco di cose possedute; nel tempo è servito ad indicare un edificio che sovrintende alla produzione agricola e che è pertanto funzionale ad essa. In base alla distinzione produttiva possiamo avere la masseria di campo tipica dell'agricoltura cerealicola del Tavoliere (prov. di Foggia) o masseria pastorale in relazione all'allevamento di pecore e quindi con recinti all'aperto ( Jazzi ) oppure olivicola e quindi dotata di frantoi. La masseria fortificata è il risultato di una situazione storica ben precisa ossia l'incapacità da parte del potere centrale di garantire la sicurezza del territorio e quindi la necessità da parte del proprietario terriero di sostituirsi nella funzione di vigilanza e difesa della campagna. Dall'VIII secolo si susseguono saccheggi ed incursioni sia della pirateria che di bande armate; con la caduta dell'impero bizantino la situazione diventa ancor più critica e l'espansionismo dell'Impero Turco accresce le situazioni di pericolo. Le campagne sono luoghi insicuri dove l'imperversare di malfattori o le scorribande di gruppi armati destabilizzano le attività produttive e insidiano i beni mettendo a repentaglio l'incolumità fisica di chi è costretto a vivere lontano dai centri cittadini fortificati.

L'elemento predominante che identificava la Masseria fortificata era la torre generalmente a pianta quadrata, cava all'interno e su due livelli. In genere posizionata lungo il perimetro murato; elementi aggiuntivi le torrette casamattate in sporto e poggianti su mensoloni solitamente poste agli angoli degli edifici per tenere sotto tiro due lati. Al piano terra sono ubicati gli ambienti per la produzione, stalle e servizi generali; al piano superiore la residenza del massaro o proprietario. Lo spazio esterno dove si svolge parte del lavoro è la corte ovvero l'aia lastricata con basolato (chianca). Intorno alla corte ruotavano tutti gli ambienti di servizio: posta al centro della masseria era delimitata da una serie di costruzioni adibite ad abitazione, stalle per animali da lavoro o allevamento, fienili e locali per conservare e lavorare le produzioni agricole. Frequente la presenza di una cappella solitamente staccata dalla torre o dall'edificio residenziale fortificato e posta lungo il perimetro. La torre era fondamentale sia per la sorveglianza del territorio che per la difesa in quanto in caso di attacco ci si poteva sempre rifugiare al piano superiore accessibile da una botola per mezzo di una scala in legno retraibile in modo da isolarsi se gli assalitori fossero penetrati all'interno del perimetro della masseria. Fu nei secoli XVI e XVII che si cominciò a munire di fortificazioni le strutture rurali soprattutto se ubicate in prossimità della costa dove per secoli e particolarmente nel Salento, hanno imperversato pirati e corsari. Tuttavia il pericolo poteva arrivare anche dall'entroterra basti pensare a briganti e ladri di bestiame.

( Scheda curata dal Dr. Giuliano Rizzo – Ufficio U.R.P. Comune di Nardò )

Il Castello

IL CASTELLO DI NARDO’

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Il Castello ha la planimetria quadrangolare con 4 torri cilindriche agli spigoli; questa configurazione è comune anche ai Castelli di Otranto e Corigliano d’Otranto.

Era internamente circondato da fossato che fu colmato agli inizi del’900, salvo per il lato attiguo alla “Villa Comunale”.

Tipica struttura militare di epoca aragonese, se ne attribuisce la progettazione, a metà ‘400, a Giulio Antonio Acquaviva Duca di Atri e Conte di Conversano, comandante in capo delle truppe aragonesi nel 1481 durante la liberazione di Otranto dai Turchi.

Ma l’originaria fortezza di Nardò, il “castrum”, era ubicata nella parte alta del centro storico ( quella che potremmo definire l’acropoli) dove adesso sorge il convento annesso alla chiesa dell’Immacolata. A darcene notizia è un documento del 1271 con cui re Carlo d’Angiò (1266-1285) concede il “regium castrum” ai frati francescani per il tramite di un suo parente Filippo di Tuzziaco (de Toucy); tale dismissione è motivata con la “vetustà” della struttura, il che farebbe supporre che si trattasse di un castello di epoca normanno-sveva, forse costruito o ampliato dal normanno Roberto il Guiscardo. In ogni caso, quando gli Angioini s’impossessano del regno meridionale strappandolo agli Svevi, il “Castrum Neritone” figura nell’elencazione dei castelli di Terra d’Otranto fatta dal Giustiziere, ovvero dal funzionario regio.

In epoca aragonese il Castello è stato citato in un documento del 1463 quando il re Ferrante d’Aragona riceve l’omaggio dei cittadini di Ceglie e in un altro documento del 1483, allorché la città di Nardò viene venduta al conte Ugento Anghilberto del Balzo, schieratosi dalla parte della Repubblica Veneta in conflitto con il re Alfonso II d’Aragona (figlio di Ferrante) che, per vendicarsi, fece “spianare le mura” (il che fa supporre anche una temporanea inagibilità del castello).

Nel 1495 viene conclusa la pace e il re Federico d’Aragona, primo Duca di Nardò.

A Bellisario Acquaviva si deve la ricostruzione del castello nell’attuale versione ed il rifacimento della cinta muraria con le sue 18 torri ,che si possono vedere in una illustrazione del Bleau-Mortier.

I torrioni circolari - secondo le tecniche militari dell’epoca - offrivano una superficie sfuggente in grado di deviare la traiettoria delle palle di cannone evitando quindi l’impatto diretto sulla superficie muraria.

Dove oggi sono gli uffici dell’URP vi era il corpo di guardia che sorvegliava l’ingresso alla piazza d’armi (cortile interno) e al piano nobile , residenza degli Acquaviva.

Con le leggi napoleoniche eversive della feudalità il castello venne sottratto alla casata degli Acquaviva e, dal 1806, divenne proprietà dei baroni Personè, il cui stemma è visibile al centro del balcone; a loro si deve l’attuale facciata in stile neoclassico-eclettico, sovrapposta all’inizio del ‘900, allorché decisero di trasformare il castello in residenza aristocratica. I lavori di rifacimento del prospetto furono commissionati all’ing. Generoso De Maglie (Carpignano 1874-1951) progettista anche di Ville in località Cenate. Evidente nella facciata il recupero di motivi decorativi tipici del barocco leccese, come il bugnato e la mensola figurata, associato ad inserimenti medievali riscontrabili nella merlatura posta alla sommità delle cortine e a coronamento del torrione parallelepipedo, anch’esso frutto di un’aggiunta eclettica.

Da notare le 52 maschere apotropaiche (antropomorfe, zoomorfe e demoniache) che si alternano alla base del cornicione sotteso alla merlatura.

A destra di detta facciata la “Villa Comunale”, ossia il parco del castello: un suggestivo giardino mediterraneo con varie specie arboree (Pini d’Aleppo, Lecci, Yucche) abbellito da un gazebo a forma di tempietto, pavimentato con maioliche celesti.

Nel 1933 il Castello fu venduto al Comune di Nardò per £.78.780.

Dal 1934 ospita una parte degli uffici comunali tra cui quelli di rappresentanza, stanza del Sindaco, Sala Giunta e Aula Consiliare .

Nella sala Consiliare sono custodite 3 importanti opere, una quarta si trova nel corridoio antistante la Sala Giunta. Si tratta di tele di indubbio valore artistico e storico: “Omaggio alla Vergine Incoronata”,di Anonimo, risalente alla fine del '600, periodo in cui fu eletta a protettrice di Nardò; “San Gregorio Armeno” e “Sant’Antonio da Padova”, entrambi di autore Anonimo e d’inizio ‘700. Oltre alla rilevanza artistica, le suddette tele hanno valore documentale della storia di Nardò per la presenza di vedute di scorci cittadini ed in particolare di un’interessante panoramica di Nardò medievale, circondata dalla cinta muraria, nell’ambito della quale si notano Porta San Paolo, i campanili della Cattedrale e delle chiese di San Domenico e dell’Immacolata e la Torre del vecchio Palazzo di Città, nonché un’originale stemma civico raffigurato attraverso l’allegoria di San Michele Arcangelo, primo protettore di Nardò, che incorona il Toro.

Il quarto dipinto – settecentesca opera di scuola napoletana – è un “Ritratto del Vescovo Antonio Sanfelice”, figura fondamentale nelle vicende architettoniche della Nardò barocca.

Credits foto

Foto gentilmente concesse da Riccardo Epifani, Fernando Pero e Giuliano Rizzo

Piano sociale di zona 2014-2016

E' possibile visionare e/o scaricare il nuovo Piano di Zona 2014/2016 al seguente indirizzo Web:
http://pianodizona.nardo.puglia.it
 
Componenti Ufficio di Piano
Responsabile 
Istruttore Direttivo - Dott. Maurizio Fonte 0833838423 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
PIANO DI ZONA 2014 - 201
pdfcartaservizi_ambito3_nardo.pdf1.13 MB

 

Nardò: Medaglia d'oro al Merito civile

Nardò è stata insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 27 gennaio 2005, Giorno della Memoria, con la seguente motivazione:
 
"Negli anni tra il 1943 ed il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.”

Faturazione elettronica

pdfAvviso_fatturazione_elettronica.pdf72.2 KB

Il Decreto Ministeriale n. 55 del 3 aprile 2013, entrato in vigore il 6 giugno 2013, ha fissato la decorrenza degli obblighi di utilizzo della fatturazione elettronica nei rapporti economici con la Pubblica Amministrazione ai sensi della Legge 244/2007, art. 1 commi da 209 a 214.
In ottemperanza a tale disposizione, questa Amministrazione, a decorrere dal 31 marzo 2015, non potrà più accettare fatture che non siano trasmesse in forma elettronica secondo il formato di cui all’allegato A “Formato delle fattura elettronica” del citato DM n. 55/2013.
Dal 31 marzo 2015 al 30 giugno 2015 questa amministrazione potrà ancora procedere al pagamento delle fatture cartacee purché emesse prima del 31 marzo 2015 anche se ricevute dopo tale data.
Dal 1° luglio 2015 non si potrà procedere ad alcun pagamento, nemmeno parziale, sino alla ricezione della fattura in formato elettronico.
A tal fine, così come riportato sul sito dell’IPA nella pagina relativa al Servizio di Fatturazione Elettronica (http://www.indicepa.gov.it/ricerca/dettaglioservfe.php?cod_amm=c_f842) si comunica che per il Comune di Nardò il

Codice Univoco Ufficio è: UFNLRR


Inoltre ai sensi dell’art. 25 del Decreto Legge n. 66/2014, al fine di garantire l’effettiva tracciabilità dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, le fatture elettroniche emesse verso le PA dovranno riportare:

  1. il Serizio che ha provveduto ad ordinare la spesa
  2. il numero e la data della determinazione dirigenziale di assunzione dell’impegno, o affidamento del servizio
  3. il numero di impegno di spesa
  4. il Protocollo della Pratica (se presente)
  5. la data di scadenza del pagamento
  6. l'IBAN del conto corrente dedicat
  7. il codice identificativo di gara (CIG), tranne i casi di esclusione dall’obbligo di tracciabilità di cui alla Legge n. 136 del 13 agosto 2010
  8. il codice unico di progetto (CUP), per le fatture relative a opere pubbliche.


Pertanto questa Amministrazione non potrà procedere al pagamento delle fatture elettroniche che non riportano i codici CIG e CUP, ove previsto.


Il Segretario Generale
Avv. Giuseppe Leopizzi

Amministrazione Trasparente

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In queste pagine vengono riportati i dati e i documenti previsti dal decreto legislativo del 14 marzo 2013, N. 33 " Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni", come modificato dal D. Lgs. n. 97/2016, nell'ottica di un'amministrazione aperta, al servizio del cittadino.

Al fine di ridurre i rischi di usi indebiti dei dati personali pubblicati online in attuazione degli obblighi di trasparenza amministrativa e secondo quanto stabilito dal Garante per la protezione dei dati personali nelle “Linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza su sito web da soggetti pubblici e d altri enti obbligati”, i dati personali pubblicati sono riutilizzabili solo alle condizioni previste dalla normativa vigente sul riuso dei dati pubblici (direttiva comunitaria 2003/98/CE e d.lgs. n.36/2006 di recepimento della stessa), in termini compatibili con gli scopi per i quali sono stati raccolti e registrati, e nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali medesimi.

Non è consentito utilizzare per fini commerciali, di propaganda elettorale o comunque per ragioni non pertinenti alla trasparenza i recapiti, i numeri telefonici o gli indirizzi di posta elettronica del personale del Comune e dei titolari di incarichi politici o di esercizio di poteri di indirizzo politico.

Presidente del Consiglio Comunale

Competenze del Presidente del Consiglio e dei Vice Presidenti.

Il Presidente del Consiglio convoca e presiede il Consiglio Comunale.

In sua assenza o impedimento il Consiglio è convocato e presieduto dal Vice Presidente vicario.
La prima seduta è convocata dal Sindaco.
Le competenze sono previste dall'art. 16 dello Statuto Comunale.

Presidente del Consiglio Comunale Andrea Giuranna pdfDelCC_2017_84_v8_elezione_presidente_consiglio_2017.pdf137 KB12/10/2017, 12:59

Vice Presidente Vicario Antonio Vaglio pdfDelCC_2017_89_v9_elezione_vice_presidente_vicario.pdf123.07 KB12/10/2017, 12:58
Vice Presidente Giancarlo Marinaci

Delibera C.C. n° 65/06.08.16 

345069_ATT_000349862_56534_Elezione_Presidente_Consiglio_Comunale_e_Vice_Presidenti.pdf

345070_ATT_000349862_56535_verbale_stenografico_elezione_Presidente_Consiglio.PDF

Giunta Comunale

La Giunta Comunale è nominata dal Sindaco e il numero degli Assessori è definito dallo Statuto del Comune, entro i limiti massimi indicati dalla legge. La Giunta collabora con il Sindaco nell'amministrazione dell'ente e nell'attuazione degli indirizzi generali del Consiglio comunale. Le sedute non sono pubbliche.

Decreto di Nomina della Giunta Comunale n° 18 del 24 agosto 2017 pdfdecreto_18_2017_nomina_Giunta_Comunale.pdf145.68 KB

Decreto di Nomina della Giunta Comunale n° 1 del 26.01.17 pdf184721_ATT_000431208_66322.pdf123.11 KB26/01/2017, 13:40 il decreto é stato revocato con Decreto n° 18/24.08.2017

Delibera C.C. n° 67/06-08-16 Comunicazione Nomina Componenti Giunta Comunale pdf345073_ATT_000349864_56538_comunicazione_nomina_componenti_Giunta_Comunale.pdf142.1 KB12/08/2016, 07:19

 Con decreto n° 25 del 25/06/16 il Sindaco Giuseppe Mellone ha nominato i componenti della Giunta Comunale. pdfDec_2016_25_v2.pdf114.78 KB

Composizione della Giunta Comunale a seguito del Decreto di nomina n° 18 del 24 agosto 2017 

1. Sig. Capoti Oronzo nato a Conversano (BA) il 01/10/1961 VICESINDACO
Politiche dei lavori pubblici, manutenzione stradale e illuminazione pubblica.
2. Sig.ra Albano Stefania Maria nata a Nardò il 08/05/1967 ASSESSORE Affari Generali, Servizi Demografici e Statistici, Toponomastica, Pari Opportunità,Qualità dei servizi al cittadino, Diritti Civili, Volontariato;
3. Sig. Natalizio Cosimo nato a Nardò il 27/09/1968 ASSESSORE Ambiente, Parchi ed Aree protette, Verde pubblico, Servizi ecologici, Musei;
2017
 
4 Sig. Lupo Gianpiero nato a Nardò il 01/01/1975 ASSESSORE Finanze, tributi, gestione e manutenzione del patrimonio e catasto, programmazione, risorse umane.
5. Sig.ra Sodero Maria Grazia nata a Nardò il 26/12/1979 ASSESSORE Politiche sociali, politiche per la famiglia, emergenza abitativa, Piano sociale di zona, istruzione.
7. Sig.ra Puglia Giulia nata a Nardò il 04/03/1987 ASSESSORE Sviluppo economico, commercio, industria, agricoltura, sportello unico per le imprese, artigianato, mercati, caccia. turismo.

Decreto di Nomina della Giunta Comunale n° 18 del 24 agosto 2017 pdfdecreto_18_2017_nomina_Giunta_Comunale.pdf145.68 KB

pdfCV_GIULIA_PUGLIA1.pdf804.64 KB25/11/2016, 12:19 

pdfdichiarazioni1.pdf3.16 MB25/11/2016, 12:20

pdfdichiarazione_redditiOK.pdf6.84 MB

2017

pdfcv_giulia_2017.pdf62.25 KB08/01/2018, 12:20

pdfdichiarazione_redditi_2017.pdf13.85 MB08/01/2018, 12:21

pdfDICHIARAZIONE_AMMNE_TRASPARENTE_2017.pdf954.63 KB08/01/2018, 12:21

 

CUD AMMINISTRATORI 2017 PERIODO D'IMPOSTA 2016 pdfCU2017_PAGHE_Amministratori-2.pdf377.43 KB08/06/2017, 11:45 

GIUNTA COMUNALE

Oronzo Capoti (1961) – Vicesindaco con delega a: Politiche dei Lavori Pubblici, manutenzione stradale e illuminazione pubblica.

Decreto di nomina Giunta Comunale n° 18/24.08.2017

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Diplomato presso la Scuola Professionale Infermieri. Lavora presso l’Ospedale di Copertino. Impegnato in attività legate al mondo del volontariato sociale.

RICEVE il Giovedì dalle ore 9.00 alle ore 11.00 presso Area I Ufficio Lavori Pubblici 


Decreto di nomina Giunta Comunale n° 18/24.08.2017

Stefania Maria Albano (1967) - Assessore. Deleghe: Affari Generali, Servizi Demografici e Statistici, Toponomastica, Pari Opportunità, Qualità dei servizi al cittadini, Diritti Civili, Volontariato

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Decreto di nomina Giunta Comunale n° 18/24.08.2017

Cosimo Natalizio (1968) - Assessore. Deleghe: Ambiente, Parchi ed Aree protette, Verde pubblico, Servizi ecologici, Musei;

 

 


Decreto di nomina Giunta Comunale n° 18/24.08.2017

Gianpiero Lupo (1975) – Assessore. Deleghe: Finanze, tributi, gestione e manutenzione del patrimonio e catasto, programmazione, risorse umane.

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Laureato in economia bancaria finanziaria e assicurativa è dottore Commercialista e revisore contabile.
Vice coordinatore  della commissione studi delle problematiche degli enti locali presso l'Ordine dei Dottori Commercialisti di Lecce. Si occupa della formazione dei Dottori Commercialisti sui temi legati al governo degli enti.


  

Maria Grazia Sodero (1979) – Assessore. Deleghe: Politiche sociali, politiche per la famiglia, emergenza abitativa, Piano sociale di zona,istruzione.

Decreto di nomina Giunta Comunale n° 18/24.08.2017

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Avvocato civilista 2009, laureata  presso l'università del Salento è sposata e neo mamma. E' impegnata nello sport e nel sociale e nelle associazioni cattoliche.

 


Ettore Tollemeto (1984 ) Assessore. Deleghe: Cultura, Polizia locale, Urbanistica, rigenerazione e riqualificazione dell’edificato, condono edilizio e lotta all’abusivismo edilizio, Demanio, Politiche giovanili, Innovazione e formazione. 

Decreto di nomina Giunta Comunale n° 18/24.08.2017

pdfcurriculum_tollemeto_2016.PDF299.69 KB15/11/2016, 13:41

pdfdich_manc_cons_tollemeto_2016.PDF38.46 KB15/11/2016, 13:42

pdfdich_obbl_tollemeto_2016.PDF173.15 KB15/11/2016, 13:43

pdfredditi_tollemeto_2016.PDF2.37 MB15/11/2016, 13:44

 


 

Sig.ra Puglia Giulia nata a Nardò il 04/03/1987 ASSESSORE Sviluppo economico, commercio, industria, agricoltura, sportello unico per le imprese, artigianato, mercati, caccia. turismo.

Decreto di Nomina della Giunta Comunale n° 18 del 24 agosto 2017 pdfdecreto_18_2017_nomina_Giunta_Comunale.pdf145.68 KB

pdfCV_GIULIA_PUGLIA1.pdf804.64 KB25/11/2016, 12:19 

pdfdichiarazioni1.pdf3.16 MB25/11/2016, 12:20

pdfdichiarazione_redditiOK.pdf6.84 MB


I Sindaci dal 1864

SINDACI – PODESTA’ – COMMISSARI PREFETTIZI
SINDACI  di nomina regia

1864 – 1865           Benedetto Vetere

1869 – 1871           Luigi Maria Personé

1871 – 1874           G. B. De Michele

1874 – 1875           Tommaso Zuccaro

1876 – 1879           G.B. De Michele

1879 – 1885           Nicola Giulio

1885 – 1887           G.B. De Michele

1887 – 1887           Antonio Tafuri

SINDACI eletti dal Consiglio Comunale

1889 – 1902           Benedetto Vetere

1902 – 1908           Oronzo Saetta

1908 – 1913           Nicola Zuccaro

1914 – 1917           Vincenzo Arachi

COMMISSARI PREFETTIZI

1917 – 1918            Antonio Romanello

1918 – 1920            Antonio Galati

SINDACO

1920 – 1923            Marco Colosso

COMMISSARI PREFETTIZI

1923 – 1924            Gaetano Palmentola

1924 – 1925             Vito Antonacci

SINDACO

1925 – 1926             Angelo Onorato

PODESTA’

1927 – 1940             Angelo Onorato

COMMISSARIO PREFETTIZIO

1940 – 1941             Giuseppe Sammarco

SINDACO

1941 – 1942             Gustavo Metafune

COMMISSARIO PREFETTIZIO

Maggio – dicembre 1943 Mario Sangiovanni

Gennaio – ottobre 1944   Roberto Vallone

SINDACI di nomina prefettizia, su designazione del Comitato di Liberazione


1944 – 1945              Roberto Vallone

COMMISSARIO PREFETTIZIO

1945 – 1946              Pantaleo Ingusci

SINDACO di nomina prefettizia, su designazione del Comitato di Liberazione


Gennaio – novembre 1946  Pantaleo Ingusci

SINDACI eletti dal Consiglio Comunale

1946 –1948             G. B . Tafuri

1948 – 1949            Giovanni Siciliano

1949 – 1951            Giovanni Del Prete

1951 –1954             Alberto Manieri

1954 – 1956            Ettore Gioffreda

1956 – 1957            Antonio Ammassari

1957 – 1962            Salvatore De Benedittis

1962 – 1970            Mario Calabrese

1970 – 1973            Nicola Borgia

1973 – 1975            Salvatore Vaglio

1975 – 1977            Antonio Boccarella

1977 – 1978            Franco Antico

1978 –1980             Cosimo Sasso

1980 – 1981            Franco Antico

1981 – 1982            Cosimo Sasso

1982 – 1985            Benedetto Leuzzi

1985 – 1987            Giovanni Però

1987 – 1988            Riccardo Leuzzi

1988 – 1992            Cosimo Sasso

1992 – 1993            Nicola Borgia

SINDACO eletto direttamente

1994 – 1998            Antonio Vaglio

1998 - 2001             Gregorio Dell’Anna

COMMISSARIO PREFETTIZIO

2001 - 2002             Nicola Prete

SINDACO eletto direttamente

2002 - 2007             Antonio Vaglio
2007 - 2010             Antonio Vaglio

COMMISSARIO STRAORDINARIO

2010 - 2011             Giovanni D'Onofrio

SINDACO

2011                        Marcello Risi                      

2016                        Giuseppe Mellone

L’elenco è stato parzialmente tratto da “Un secolo di vicende a Nardò (1860 – 1960)” di Mario Mennonna, Congedo Editore - 1993 e dal Quaderno di ricerca ITCG “E. Vanoni” – Nardò A.S. 1995 – 1996, Seminario di storia svolto con alunni del triennio: ( a cura di Mario Mennonna) “Storia dei Partiti Politici in Italia e a Nardò 1943 –1996”, Biesseoffset 1996.