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Dalla mostra Nel mare dell’intimità al territorio: il Museo del mare antico di Nardò ospita un dialogo legato al progetto espositivo in corso nell’Aeroporto di Brindisi e alla valorizzazione del patrimonio museale Museo del mare antico di Nardò, 31 luglio

IL MUSEO DEL MARE ANTICO DI NARDÒ

Il contenitore di via Marinai d’Italia è una “finestra” sull’archeologia della costa neretina 

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Dalla mostra Nel mare dell’intimità al territorio: il Museo del mare antico di Nardò ospita un dialogo legato al progetto espositivo in corso nell’Aeroporto di Brindisi e alla valorizzazione del patrimonio museale Museo del mare antico di Nardò, 31 luglio 2019, ore 19 via Marinai d'Italia, 6

Il Museo del mare antico di Nardò nasce grazie alla feconda collaborazione tra Comune di Nardò, Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e Dipartimento per i beni culturali dell’Università del Salento. La sua gestione è oggi affidata all’associazione “The Monuments People”. Ospita importanti reperti di età romana provenienti da indagini archeologiche effettuate nel mare e lungo la costa neretina. Inizialmente concepito per accogliere i resti della nave romana di S. Caterina, ha poi risposto a un progetto ben più ampio, Il paesaggio come museo. Archeologia della costa di Nardò, tuttora in corso, che si articola in un programma di ricerche di archeologia dei paesaggi marittimi, con scavi e prospezioni a terra e a mare, finalizzato a ricostruire le dinamiche di evoluzione e di popolamento della costa nei secoli, così come le rotte e i circuiti commerciali che la toccavano.

Un focus è dedicato al sito archeologico di Frascone, nella Palude del Capitano, e illustra, attraverso reperti e ricostruzioni, le diverse fasi di frequentazione del sito indagato dall'Università del Salento in collaborazione con l’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici. La sequenza stratigrafica e le evidenze messe in luce permettono di ipotizzare l’esistenza di un edificio (villa) legato a una proprietà terriera (fundus), che nasce in età romana repubblicana (II sec. a.C.) forse su un insediamento precedente e continua a vivere fino alla prima età imperiale. A questa fase va riferito un tesoretto di denari d’argento che venne sepolto dal proprietario della villa nella seconda metà del I sec. a.C., probabilmente in un momento di pericolo o distruzione dell’edificio. La presenza in questo ricco gruzzolo di una moneta del regno di Numidia ha ispirato la seducente ipotesi che questi fosse un veterano della campagna d’Africa di Cesare, tornato a casa dopo la guerra. Nella seconda metà del III sec. d.C. il sito viene occupato di nuovo, ma con tutt’altra funzione: vengono costruite abitazioni molto semplici e in tecnica edilizia povera, a carattere utilitario, produttivo, forse stagionale, in un villaggio dedito ad attività legate al mare, in generale, e alla pesca in particolare, come dimostrano i numerosissimi pesi da rete in ceramica e in piombo rinvenuti, gli ami in bronzo, i chiodi a sezione quadrata di imbarcazioni, ecc. Il carattere manifatturiero dell’insediamento (o di questo settore dell’insediamento) è suggerito anche dalla massiva presenza di ceramica comune, mentre i resti ittici e malacologici sembrano alludere ad attività di trasformazione/lavorazione del pescato, per esempio la produzione di conserve di pesce. Infine, in età tardoantica (V - inizi VI sec. d.C.), si registra l’abbandono del villaggio e la trasformazione dell’area in terreno agricolo.

Il museo ospita anche le anfore del relitto della nave romana di S. Caterina (Punta dell'Aspide), inserite nella ricostruzione della sezione trasversale di una stiva a grandezza naturale. Si tratta di un carico molto interessante, che testimonia la capacità produttiva del Salento ormai romanizzato - il naufragio si data al II sec. a.C. - all’inizio della grande stagione delle esportazioni di olio e vino locali in tutto il Mediterraneo e soprattutto verso Oriente. Accanto a questo nucleo principale sono esposti reperti provenienti da altri relitti, per esempio dal carico più antico (IV sec. a.C.) degli Scogli delle Tre Sorelle, sempre di anfore vinarie, così come rinvenimenti subacquei isolati.

Il progetto espositivo ha privilegiato la funzione divulgativa e soprattutto didattica del Museo, che contempla un percorso specifico: il Museo dei Piccoli. Sempre in questa prospettiva si è dato ampio spazio a disegni e ricostruzioni, come i due plastici dedicati alle due distinte fasi dell’insediamento di Frascone.

Nei mesi di luglio, agosto e settembre il museo è visitabile ogni giorno, dalle ore 17 alle 21.

                                                                                     Ufficio stampa