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Location Nardò

Cugini Carnali film 1974 regia di Sergio Martino. Girato principalmente nel Salento: in particolare Lecce, Nardò (piazza Salandra) e Porto Cesareo (spiaggia Torre Lapillo).

Le farò da padre film 1974 regia di Alberto Lattuada. Protagonista Gigi Proietti. Girato in Puglia; la location scelta a Nardò è la Masseria Console.

La posta in gioco film1988 regia di Sergio Nasca; protagonista Lina Sastri. Girato a Nardò.

L'anima gemella film 2002 regia di Sergio Rubini. Girato a Gallipoli e Nardò.

Guardiani delle nuvole film 2004 regia di Luciano Odorisio; riprese in esterni nella Masseria Brusca (Nardò).

La terra film 2006 di Sergio Rubini con riprese in esterni nella Masseria Brusca (Nardò).

l padre delle spose è un film tv andato in onda in prima visione nel 2006 diretto da Lodovico Gasparini. Protagonista Lino Banfi. Girato in Puglia con location Ostuni e Nardò (in particolare Piazza Salandra e il Palazzo di Città). Trasmesso in prima visione il 20 novembre 2006 su Raiuno,

Il prefetto di ferro è una miniserie televisiva italiana in due puntate, trasmessa su Raiuno il 16 e 17 settembre 2012 in prima serata. Il protagonistaVincent Pérez recita la parte di Cesare Mori. La serie è ambientata in Sicilia, ma è stata quasi interamente girata in Puglia. Le riprese per otto settimane in ottobre e novembre 2011 in Salento, tra Nardò ( Convento dei Carmelitani), Lecce (Palazzo TAR), Otranto (Porto), Maglie (piazza Moro) e Cavallino.

Il peccato e la vergogna serie televisiva diretta da Luigi Parisi e Alessio Inturri e trasmessa nel 2010 su Canale 5. La serie è stata rinnovata per una seconda stagione; le riprese sono iniziate nel luglio 2012, ed è stata trasmessa a partire dal 10 gennaio 2014 sempre su Canale 5.

Attore protagonista Gabriel Garko La serie è stata girata a Roma e nel Lazio dove anche la vicenda è ambientata. La prima stagione nel periodo 2009-10, la seconda nel 2013. Nonostante nella seconda stagione ci siano scene a Cuba (puntate 4-6) e a Parigi (puntate 9-10), la troup non si è mai spostata dall'Italia. In particolare una scena ambientata a L'Avana è stata girata in Piazza Salandra a Nardò. La seconda stagione de Il peccato e la vergogna è stata trasmessa dal 10 gennaio al 14 febbraio 2014 su Canale 5.

Walking on Sunshine è un film musical britannico 2014 diretto da Max Giwa e Dania Pasquini. Nardò - con Piazza Salandra, le chiese di S. Teresa e di S. Antonio - è una delle location.

Sei mai stata sulla Luna? è un film del 2015 scritto e diretto da Paolo Genovese, con Liz Solari, Raul Bova e Neri Marcorè. Il film è stato distribuito nelle sale italiane il 22 gennaio 2015. Una delle location, sicuramente la più suggestiva, è piazza Salandra a Nardò; compaiono corso Garibaldi, via Lata, via Zuccaro, corso Vittorio Emanuele II, le chiese di S. Antonio e S. Teresa e la litoranea S. Caterina e S. Isidoro.

(Scheda a cura Dr. Giuliano Rizzo Uff. Promozione Turistica del Comune di Nardò)

Gli Ebrei a S. Maria al Bagno

Nel corso del Risorgimento l’inserimento della componente ebraica fu favorito dallo Statuto Albertino il quale affermando il principio dell’eguaglianza dei “regnicoli” dinanzi alla legge riconoscendo una certa tolleranza nei confronti dei culti diversi da quello ufficiale, di fatto escludeva una possibile discriminazione nei confronti degli ebrei in quanto tali. L’art.24 dello Statuto recitava “Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammissibili alle cariche civili, militari, salve le eccezioni determinate dalla legge”. L’art.1 – “ La religione cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi”.

Questa normativa favoriva dunque il processo di emancipazione politica e civile degli ebrei in Italia: questo processo iniziato nel 1870 fu bloccato dalle leggi razziali fasciste del 1939. Dal 1870 fino all’inizio delle persecuzioni razziali del’39 la maggioranza degli ebrei era perfettamente integrata con il resto degli italiani, tanto da affermarsi in varie professioni dalle quali in precedenza erano esclusi: burocrazia, insegnamento, carriera militare.

Con il Regio Decreto Legge 9-2-1939 furono posti limiti alla proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica. Seguirono poi altre leggi (L. 29-6-39) che limitava l’esercizio di professioni da parte degli ebrei ( medico, farmacista, veterinario, avvocato, ingegnere, architetto…) e intimavano la cancellazione dagli albi professionali e l’istituzione di “elenchi aggiunti” per i discriminati e di “elenchi speciali” per i non discriminati. Con la legge del 13-7-1939 viene introdotta la figura dell’arianizzato ossia la dichiarazione di “non appartenenza alla razza ebraica”.

Negli ultimi anni della 2° guerra mondiale gli ebrei giunsero nel Salento scampati allo sterminio nazista o sfuggiti alle persecuzioni nazi-fasciste.

Un gran numero di profughi giunti nei campi di transito allestiti a S. Maria al Bagno, S. Maria di Leuca, S. Cesarea Terme in attesa di finire la diaspora (dispersione) in Palestina.

A S. Maria al Bagno la residenza dei capi dell’emigrazione fu stabilita presso VILLA SAETTA e la “municipalità ebraica” presso VILLA PERSONE’ (oggi De Benedittis) dove furono celebrati molti matrimoni civili. Altre Ville FONTE e FALCO (detta Ave Mare) furono attrezzate per la mensa e per la scuola di formazione. La Sinagoga era ospitata in una casa della piazzetta.

Per far fronte al costante flusso di profughi vennero prese 106 abitazioni di villeggiatura a cui poi se ne aggiunsero altre 173 con il trasferimento delle famiglie – anche di quelle stabilmente domiciliate e quindi prive di altra abitazione. Le autorità militari oltre a privare i residenti di S. Maria al Bagno e S. Caterina delle proprie abitazioni bloccarono l’accesso alla costa e per motivi di difesa circondarono le suddette aree con filo spinato con divieto di accesso e smantellamento di strade (in particolare il lungomare) e il trasferimento di famiglie al di là di tale area recintata.

Il numero dei rifugiati ebrei è approssimativo: c’è chi ritiene che all’inizio del 1946 nel momento di maggiori presenze si contassero 2.300 profughi mentre altre fonti ritengono che potessero essere 4.000. Queste informazioni così divergenti dipendono dal fatto che si preferiva sopravvalutare le presenze per ottenere dagli anglo-americani maggiori scorte di viveri perché le razioni eccedenti potevano essere utilizzate per il mercato nero. Tutto ciò fino al 5 maggio 1948 quando il Mandato Britannico in Palestina ebbe termine e, in accordo con le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU fu dichiarata la nascita dello Stato di Israele.

I murales sono 3 realizzati sui muri in una casetta che era adibita a deposito da Zivi Miller profugo ebreo la cui famiglia era stata sterminata e che sposò una ragazza di Nardò Giulia My. Raffigurano la diaspora e il lungo esodo che ha condotto gli ebrei nel Salento con la speranza di raggiungere la Terra promessa.

murales ebrei nardo

1 – campi di concentramento rappresentati col filo spinato al centro dell’Europa da cui una freccia conduce fino alla Puglia da cui un lungo corteo di ebrei parte per la Palestina raffigurata con la stella di David (a 5 punte) e dalle palme del deserto.

2 – Un candelabro a 7 braccia posato su un altare con 2 soldati ebrei ai lati (le scritte: In guardia, sotto e, ai lati della stella, Tel-Hai dove fu ucciso il patriota Trumpeldor.

3 – Una madre con 2 bambini che, al di qua di un posto di blocco, chiede inutilmente ad un soldato inglese di poter entrare in Gerusalemme: gli Inglesi infatti osteggiavano la costituzione dello Stato di Israele. Le scritte dicono: Aprite le porte (quella tra la donna e il soldato) e sulle bandiere: Tel-Hai.

(Scheda a cura Dr. Giuliano Rizzo Uff. Promozione Turistica del Comune di Nardò)

Lecce - Nardò

LECCE – NARDO’

L’ARTE BAROCCA DAL XVI AL XVII SECOLO

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Lecce e   Nardò due centri accomunati da un grande sviluppo dell’architettura sacra sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Se Lecce può vantare grandi figure di architetti-scultori che hanno dato il loro apporto progettuale e immaginifico nella riproposizione localistica di uno stile che si era imposto a Napoli – capitale del vice-regno spagnolo – Nardò non è da meno con la genialità di tre grandi personalità che non solo riprendono l’esempio leccese ma per certi versi lo anticipano basti pensare al clamoroso esempio della facciata di San Domenico vero e proprio esordio del barocco salentino dovuto all’inventiva di Giovan Maria Tarantino.

Del barocco leccese molto è stato detto e scritto: a partire dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso si sono poste le basi per la sua conoscenza e   rivalutazione. Fino a quel momento la posizione geografica marginale, a sud del sud, aveva contribuito a ignorare o peggio disconoscere una forma artistica che non soltanto s’inseriva a pieno titolo nell’ambito del fenomeno artistico che da Roma aveva contagiato Napoli, ma che spiccava per originalità e unicità grazie alle caratteristiche dei materiali usati - pietra leccese e carparo – che hanno consentito di realizzare una sorta di effimero pietrificato.

L’idea di creare un raccordo visivo tra il barocco di Lecce e Nardò non è casuale diversi i motivi che spingono ad una assimilazione reciproca: da una illustre famiglia di Nardò nasce nel 1687 quel Mauro Manieri protagonista della fase più eclatante del barocco di Lecce nonché artefice della facciata del Duomo di Taranto mentre al figlio Emanuele sono attribuite le più prestigiose residenze signorili del ‘700. Chiamato da Napoli l’architetto – pittore Ferdinando Sanfelice proietta Nardò nell’epopea barocca: il suo estro creativo è attestato dalla chiesa della Purità che riprende il maniera fortemente innovativa l’alternanza concavo-convesso sperimentata con successo nella chiesa di San Matteo a Lecce.

L’opera di queste grandi personalità artistiche la si percepisce nella piazza di Nardò che documenta la transizione dalla fase tardo rinascimentale a quella tardo barocca. Nessun altro luogo del Salento può esprimere meglio o in modo più efficace questo passaggio epocale la cui percezione visiva è data dal Sedile di fine ‘500, dal settecentesco Palazzo di Città e dalla Guglia dell’Immacolata che è l’ideale fulcro di questo straordinario spazio urbano.

(Scheda curata dal Dr. Giuliano Rizzo Uff. Promozione Turistica – Comune di Nardò)